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MOZART: DELITTI IN RE MAGGIORE
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| ROMANZO D’INDAGINE |
| È il romanzo dell’indagine sulla morte di Mozart. Nel 1791, in una settimana senza respiro, un medico italiano si trova a investigare pochi giorni dopo la scomparsa di Amadeus. Tra venti rivoluzionari, massoneria, veleni, adulteri, orge, ipnosi, delitti, la confessione religiosa e un messaggio enigmatico del defunto affidato al finale finora sconosciuto del Requiem. Colpi di scena capitolo dopo capitolo. Un romanzo documentatissimo e sorprendentemente plausibile. Dietro la trama ingegnosa, di facile lettura, raccontata al presente in presa diretta, si nasconde una tesi storica inedita che susciterà polemiche e nuovi studi. |
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LA TESI STORICA |
| Mozart morì nel 1791. L'imperatore Giuseppe Il nel 1790. Il giallo pone un collegamento tra i due decessi. Per la morte di Mozart, si parte da una delle ipotesi argomentate dallo storico e biografo moderno Hildesheimer: Amadeus si sarebbe avvelenato nel tentativo di curarsi dalla sifilide. Invece risalgono al Settecento le fonti che descrivono l'imperatore Giuseppe II infettato dalla stessa malattia. Nelle sue ultime lettere l'Asburgo scriveva al fratello esprimendo dubbi e sospetti sulle cure somministrate. Ufficialmente morì di tisi. |
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REALTÀ E FINZIONE |
| Sono storici e documentati i fatti che riguardano Mozart e i personaggi noti. È invenzione il resto. Vera è anche la vicenda accennata nella prefazione: la prima versione in italiano del Don Giovanni, fonte per Molière, Goldoni, Da Ponte e Mozart, fu effettivamente scritta e pubblicata da Onofrio Giliberto nel 1652 poco dopo l'originale notissimo di Tirso de Molina. Il Don Giovanni secentesco del Giliberto, di cui scrisse anche Benedetto Croce, è perduto. In appendice, le note chiariscono fino a che punto arrivi la certezza documentata. |
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IL FINALE SCONOSCIUTO DEL REQUIEM |
| Il protagonista scova il finale del Requiem. Il brano contiene un tema enigmatico che nasconde un messaggio criptico. La decrittazione nelle ultime pagine. |
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INDICE |
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R.I.C.E.R.C.A.RE.
Illustre lettore
SALIERI
IL PRECIPIZIO
LA SOCCORRITRICE
L’INCUBO
LA VEDOVA
REQUIEM
L’ENIGMA IN MUSICA
DELITTO PASSIONALE
ADULTERIO
IL FLAUTO MAGICO
GOETHE
LA DECAPITAZIONE
L’IMPICCATO
I MASSONI
VELENI
IPNOSI
MAGNETISMI
L’ORGIA
L’INTERROGATORIO
DA PONTE
VITE PARALLELE
LE NOZZE
LA CONFESSIONE
FUGA
IL VILUPPO
FANTASMI
LA CABALA
L’ENIGMA RIVELATO |
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CARTELLA STAMPA |
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L’autore |
| Tito Giliberto (Venezia 1963) è giornalista professionista del Tg5. I telespettatori l’hanno conosciuto su Canale 5 anche nelle dirette dal teatro alla Scala di Milano. Ha pubblicato un saggio storico, Giornali e giornalisti dopo il Quarantotto, edito dal Museo del Risorgimento di Milano grazie al professor Franco Della Peruta, da cui è stato ricavato un breve estratto intitolato Penne sporche per i tipi di Stampa Alternativa. |
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Parla Tito Giliberto, autore di
Mozart: delitti in Re Maggiore |
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IL GIALLO SU MOZART?
UN DIVERTIMENTO
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"Un romanzo giallo su Mozart. Per usare un termine musicale, un Divertimento allegro non troppo". L'autore Tito Giliberto così parla del romanzo Mozart: delitti in Re Maggiore. Giornalista professionista del Tg5 con un'esperienza di storico nelle ricerche d'università, spiega il libro. "I musicisti compongono divertimenti, fantasie e invenzioni. Ma questo giallo non è un melodramma: si tratta di un romanzo su base storica".
Be', il protagonista scova il finale inedito del Requiem, che notoriamente non fu compiuto per la morte prematura di Mozart. Non le pare fantasia? "La fantasia in musica e in letteratura è ammessa. È, anzi, il primo motore della creazione letteraria".
Ma allora: è fantasia o ricerca storica?
"Il finale incompiuto del Requiem è un'invenzione musicale e letteraria nel segno del divertissement. Questo brano sconosciuto, trascritto su un pentagramma, nasconde un messaggio criptico. Il gioco tra verità e ipotesi romanzesca viene chiarito nell’appendice, con le note storiografiche che mettono in chiaro fino a che punto arrivano le certezze documentate”.
Che altre sorprese riserva il libro? "In ogni capitolo c'è un colpo di scena vero, storico. Invece sono pura invenzione il mosaico d'insieme, l'ingranaggio da orologio che concatena i fatti, il meccanismo da libro giallo. Certamente, fantasia è anche la confessione religiosa di Mozart resa in punto di morte. Dà la chiave dei delitti in Re Maggiore. Le ultime parole dette al sacerdote però non sono soltanto un'invenzione giallistica. Si tratta di pagine con un senso esistenziale".
Be', Mozart avvelenato lo abbiamo già visto nel film Amadeus di Forman, otto volte premio Oscar. Che c'è di nuovo, dunque? "Ho voluto osare di più, andare oltre. Per prima cosa, accolgo una delle tesi accreditate dagli storici della musica: e cioè che Mozart si sia avvelenato perché stava assumendo farmaci a base di mercurio. Per guarire dalla sifilide".
Mozart ammalato di sifilide? "E' un'ipotesi seria. Non la solita immaginetta oleografica del genio apollineo. Su quest'impianto di fondo aggiungo una tesi inedita: il movente politico del delitto. Politico: perché si parla di delitti, al plurale, tra cui quello di un personaggio storicamente più importante di Mozart".
Più importante di Mozart? "Ho messo in relazione alcune date. 1789: rivoluzione francese. 1790: morte a Vienna dell'imperatore riformatore Giuseppe II. 1791: morte di Mozart. Due più due fa quattro: il 48enne imperatore innovatore è stato eliminato per bloccare una politica a suo modo rivoluzionaria? L'imperatore: ecco dunque il "Re Maggiore" del titolo (che contrasta il Re minore del Requiem). E Mozart sapeva qualcosa della morte misteriosa del suo sovrano e protettore? Era un testimone da eliminare? Ho compiuto ricerche storiche in quella direzione. E ho visto che non si trattava soltanto di un'ipotesi da romanzo, ma c'erano davvero delle basi di veridicità su cui costruire l'intreccio. Tanto che in un personaggio storico, esistito davvero, si individua il mandante".
E poi? "Ho scritto con impeto. Ascoltando il Requiem a tutto volume. Forse mi sono fatto un po' prendere. Spero che ai lettori capiti lo stesso. Troveranno anche molta ironia. Commedia e tragedia si mescolano di continuo".
I capitoli hanno titoli forti: l'orgia, l'impiccato, fantasmi, l'incubo, veleni. Non si è fatto suggestionare dall'horror storico-letterario tanto di moda?
"Altri capitoli si intitolano: Goethe, Salieri, il Flauto Magico. Perché la verosimiglianza e la documentazione storica non sono mai dimenticati. La realtà è già affascinante così. Basta sceneggiarla come un film".
A proposito di film, lei nel romanzo usa i verbi soltanto al presente. Perché? E perché ha scritto duecento pagine con tale ricchezza di argomenti?
"Vorrei incollare il lettore fino all'ultimo. Senza lasciargli fiato. La moltiplicazione delle pagine, i libri-mattone che non si riesce a leggere fino in fondo creano un danno ai lettori e agli editori. Per quanto riguarda il racconto al tempo presente, il lettore di oggi è abituato al cinema e alla tv. Non è un caso che io lavori al Tg5, anche se ho un saggio storico già pubblicato dal Museo del Risorgimento di Milano. Il romanzo va vissuto in presa diretta, come se i fatti avvenissero davanti agli occhi. Un giallo di ambientazione storica non deve affaticare il lettore propinandogli erudizione tratta da archivi polverosi. Piuttosto: deve far salire il lettore sulla macchina del tempo e partire con lui per un viaggio emozionante".
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