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VIVALDI:
NOTTE E FOLLIA
DEL PRETE ROSSO
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| Il romanzo |
| Il mistero della morte di Antonio Vivaldi si trasforma in romanzo giallo. Il musicista delle Quattro Stagioni finì i suoi giorni a Vienna solo e povero nel 1741. Perché aveva lasciato Venezia dopo 30 anni di trionfi? Chi incontrò nei suoi ultimi giorni? E soprattutto: come morì? Finora è mistero. “Vivaldi: notte e follia del Prete Rosso” racconta una trama inaudita. Ricatti, spionaggi, intrighi politici, una truffa d’amore, un delitto mosso da sessualità morbosa, un dipinto alchemico che nasconde l’enigma di un omicidio a lungo taciuto. Un Settecento crudele e cruento, ma anche fastoso e sentimentale, che rivive tra verità e mito. Fino alla tragica conclusione. |
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CARTELLA STAMPA |
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L’autore |
| Tito Giliberto (Venezia 1963) è giornalista e conduttore al Tg5. Questo è il suo secondo romanzo dopo il giallo “Mozart: delitti in Re Maggiore” (Todaro Editore). Per il Museo del Risorgimento di Milano ha anche pubblicato un saggio storico sul giornalismo dell’Ottocento da cui è stato tratto “Penne sporche” (Stampa Alternativa). |
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Intervista all’autore Tito Giliberto |
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“ECCO VIVALDI, IL PRETE ROSSO”
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Perché un giallo su Antonio Vivaldi?
“Dove c’è un mistero, c’è un giallo. Il famoso musicista veneziano morì in solitudine e povertà a Vienna. Gli storici si fermano davanti a questo buco nero: il come e il perché di quella fine. Il romanzo “Vivaldi: notte e follia del Prete Rosso” completa il mosaico immaginando un intreccio giallo”.
Perché questo titolo?
“La Notte è un famoso concerto vivaldiano, La Follia è una sua sonata. Inoltre Vivaldi veniva chiamato il “Prete Rosso” per il colore dei capelli. Era un sacerdote-musicista, anche se le autorità ecclesiastiche lo avevano esonerato dal dire messa. Oltre che violinista e compositore di fama mondiale, Vivaldi è stato anche direttore di un’orchestra composta esclusivamente di ragazze, autore di almeno 50 opere liriche e impresario teatrale. Frequentava cantanti, poeti, primedonne e uomini di potere”.
“Piuttosto che di fantasia, parlerei di anacronismi. Il delitto finale, ad esempio, si ispira a un fatto reale avvenuto nel 1768, non nel 1741. Perciò questo giallo è un puzzle smontato e rimontato. Mentre questo Vivaldi è un personaggio mitico, eroico, un simbolo di lotta e di libertà. Anche se sono vere e storicamente documentate certe sue prese di posizioni pre-risorgimentali”.
Un Vivaldi-Garibaldi, dunque?
“Non scherziamo. Il musicista è dipinto come un artista consapevole del suo tempo. Parla della nascente industria e di uomini-macchina”.
Un rivoluzionario del Settecento?
“Questo Vivaldi è un uomo religioso che vive la modernità come un dramma. Un personaggio speculare al mio precedente Mozart, l’illuminista assetato di spiritualità. Si tratta di una lettura libera e seducente per un giallo ritmato come allegro molto vivaldiano”.
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