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VIVALDI: NOTTE E FOLLIA
DEL PRETE ROSSO
Il romanzo
Il mistero della morte di Antonio Vivaldi si trasforma in romanzo giallo. Il musicista delle Quattro Stagioni finì i suoi giorni a Vienna solo e povero nel 1741. Perché aveva lasciato Venezia dopo 30 anni di trionfi? Chi incontrò nei suoi ultimi giorni? E soprattutto: come morì? Finora è mistero. “Vivaldi: notte e follia del Prete Rosso” racconta una trama inaudita. Ricatti, spionaggi, intrighi politici, una truffa d’amore, un delitto mosso da sessualità morbosa, un dipinto alchemico che nasconde l’enigma di un omicidio a lungo taciuto. Un Settecento crudele e cruento, ma anche fastoso e sentimentale, che rivive tra verità e mito. Fino alla tragica conclusione.
Dalla prefazione
<<Dopo la pubblicazione di Mozart: delitti in Re Maggiore, duenuovi inquietanti manoscritti settecenteschi mi sono stati consegnati da un antiquario di Ulm. Riguardano il mistero sulla morte di Antonio Vivaldi. (…) Molti avvenimenti raccontati sono storici e noti. Altri sono sconcertanti e inauditi.>>

INDICE
IL MISTERO DI VIVALDI IN DUE MANOSCRITTI
Documento A - anno 1797

ANGOSCIA
ASSALTO
ARIA

Documento V - anno 1741

VIVALDI
VIOLINI
VENEZIA
VIENNA
VILLEGGIATURA
VERITA
VIRILITA
VERGOGNA
VALLARESSO
VEDUTE
VIOLENZA

Documento AV (o appendice di A) - anno 1797

A
URORA VIVENDI


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CARTELLA STAMPA
L’autore
Tito Giliberto (Venezia 1963) è giornalista e conduttore al Tg5. Questo è il suo secondo romanzo dopo il giallo “Mozart: delitti in Re Maggiore” (Todaro Editore). Per il Museo del Risorgimento di Milano ha anche pubblicato un saggio storico sul giornalismo dell’Ottocento da cui è stato tratto “Penne sporche” (Stampa Alternativa).
Intervista all’autore Tito Giliberto
“ECCO VIVALDI, IL PRETE ROSSO”
Perché un giallo su Antonio Vivaldi?
“Dove c’è un mistero, c’è un giallo. Il famoso musicista veneziano morì in solitudine e povertà a Vienna. Gli storici si fermano davanti a questo buco nero: il come e il perché di quella fine. Il romanzo “Vivaldi: notte e follia del Prete Rosso” completa il mosaico immaginando un intreccio giallo”.

Perché questo titolo?

La Notte è un famoso concerto vivaldiano, La Follia è una sua sonata. Inoltre Vivaldi veniva chiamato il “Prete Rosso” per il colore dei capelli. Era un sacerdote-musicista, anche se le autorità ecclesiastiche lo avevano esonerato dal dire messa. Oltre che violinista e compositore di fama mondiale, Vivaldi è stato anche direttore di un’orchestra composta esclusivamente di ragazze, autore di almeno 50 opere liriche e impresario teatrale. Frequentava cantanti, poeti, primedonne e uomini di potere”. “Piuttosto che di fantasia, parlerei di anacronismi. Il delitto finale, ad esempio, si ispira a un fatto reale avvenuto nel 1768, non nel 1741. Perciò questo giallo è un puzzle smontato e rimontato. Mentre questo Vivaldi è un personaggio mitico, eroico, un simbolo di lotta e di libertà. Anche se sono vere e storicamente documentate certe sue prese di posizioni pre-risorgimentali”.

Un Vivaldi-Garibaldi, dunque?

“Non scherziamo. Il musicista è dipinto come un artista consapevole del suo tempo. Parla della nascente industria e di uomini-macchina”.

Un rivoluzionario del Settecento?

“Questo Vivaldi è un uomo religioso che vive la modernità come un dramma. Un personaggio speculare al mio precedente Mozart, l’illuminista assetato di spiritualità. Si tratta di una lettura libera e seducente per un giallo ritmato come allegro molto vivaldiano”.